Come volevasi dimostrare...
Recentemente (http://tdwinfo.blogspot.com/2008/04/meno-male-che-silvio-c.html) avevo espresso la mia perplessità sul fatto che i 300 milioni di € presi dalle nostre maledette tasse, destinati all’Alitalia e dati come PRESTITO PONTE (la prima parola indica una qualsiasi cosa che viene prestata, ovvero concessione di un bene o di una somma di denaro fatta dal proprietario a un terzo, con obbligo di restituzione entro una determinata scadenza. Dizionario De Mauro, la seconda indica una struttura che serve a collegare due sponde, ma mi sembra che ci siano solo le nostre saccoccie…) diventassero l’ennesimo fondo perduto, vizio fortemente italico, secondo me profondamente sbagliato…
I miei sospetti erano fondati, e oggi si vedono le conseguenze di questa ennesima presa per il culo: http://www.ansa.it/infrastrutturetrasporti/notizie/rubriche/traspaereo/20080528195234661807.html tuttavia il Sig. Penati si dimentica di sottolineare però il fatto che, visto che ormai vengono considerati patrimonio di azienda, quei soldi non li vedremo mai più ! ci dice soltanto “trasformando un finanziamento in un ennesimo aumento di capitale, che servira' solo a mantenere in vita il carrozzone” (che non è comunque poco visto che in pochissimi si sono degnati di farcelo sapere e quindi grazie a Filippo Penati)
Come si dovrebbe dire in questi casi, oltre al danno anche la beffa: http://italiadeivalori.antoniodipietro.com/articoli/economia/regalie_a_fondo_perduto.php Qua potrete leggere chi sarà colpito dalla scure Alitalia e capirete quanto poco senso ha tutto questo… e spero vi incazziate anche solo la metà di quanto sono incazzato io…
Inoltre questa è la giustificazione che verrà, credo, utilizzata dal Governo Italiano di fronte alla Commissione Europea che da tempo si sta occupando della legittimità di questo ennesimo sperpero di soldi per tentare (senza riuscirci) di risanare l’Alitalia, una forma di vita che per vivere ha bisogno di essere attaccata alle macchine, praticamente un malato terminale colpito da una malattia incurabile





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